Il clima, la sostenibilità ambientale, le emissioni inquinanti.
Parole usate abusate e da salvare, come usato abusato e da salvare è il nostro Pianeta.
Parole che si sono tradotte in azioni in tutto il globo, parole che stanno accendendo un dibattito nuovo in quanto a forme, modalità, contenuti, protagonisti. Questa è attualità, perché è in ogni attimo che diamo espressione al futuro.

Lotta al cambiamento climatico e sostenibilità è il tema dei lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, aperti ufficialmente il 24 settembre scorso, contesto nel quale si è tenuto il Climate Action Summit.
Lo sguardo e la voce con i quali Greta Thunberg all’Onu ha dato espressione alla sua rabbia si sono moltiplicati in modo virale tra sostenitori e denigratori, in questi giorni immagini di ghiacciai, animali, foreste straziati si sono impresse milioni di volte, Sir. Richard Attenborough in un’accorata testimonianza video si rivolge ai potenti del pianeta evidenziando la minaccia che l’instabilità climatica rappresenta per lo sviluppo, oggi si sta svolgendo il Friday For Future in oltre 150 città italiane per manifestare per l’ambiente. Questa è mobilitazione, perché dobbiamo agire in fretta.

Negli ultimi mesi molte aziende si sono mobilitate per adottare nuovi comportamenti e nuove politiche green, frequentemente stimolate dai collaboratori più giovani o non in posizioni dirigenziali: niente plastica, niente carta se non riciclata, vetture ibride, meno aerei e più treni per le trasferte. Questa è sensibilizzazione, perché è compito di ognuno di noi fare qualcosa.

Oltre a tutto questo, cosa possiamo fare per dare un contributo ulteriore, per fare nel nostro piccolo la differenza? Cosa possono fare le nostre aziende per un mondo più sostenibile? Quale può essere la nostra missione?

C’è una sfumatura di verde nella green economy che non ha una grande eco mediatica, che non si coglie con il senso della vista (a meno che non si sappia osservare con lo sguardo interiore), che apparentemente non è tangibile, ma che lascia segni indelebili.

È il colore delle relazioni sostenibili. L’acquamarina, il colore limpido delle relazioni pulite, riossigenante come la brezza del mare.

Ci sono luoghi tossici e inquinati, perché i comportamenti sono irresponsabili. E questo vale non solo per come ci relazioniamo con le cose, ma anche con le persone.
Quante volte in riunione l’atmosfera è irrespirabile, il clima in azienda negativo, l’ambiente insostenibile? Quante volte questo dipende semplicemente dal fatto che le azioni sono impulsive e istintive e non si pensa all’impatto che esse generano sugli altri e, appunto, sull’ambiente? Questi comportamenti reiterati legittimano delle abitudini. E allora diventa normale utilizzare espressioni volgari, discriminanti o poco rispettose delle diversità, confondendo la spontaneità reattiva con l’autenticità, perché semplicemente non si pensa che possano essere tossiche, a prescindere dal fatto che sia consono o meno al contesto e ad un’interazione sociale civile.

Oggi, così come siamo tutti più attenti, sensibili, attivi, green rispetto alle cose che utilizziamo nelle nostre aziende, è arrivato il momento di chiedere a noi stessi di agire una responsabilità sociale anche rispetto alle persone: a ciò che rilasciamo con le nostre dinamiche relazionali, i nostri pre-giudizi, le nostre reattività. Deturpano l’ambiente tanto quanto la plastica, tolgono ossigeno tanto quanto la deforestazione, inquinano tanto quanto le polveri sottili. E come loro non si vedono. Respirare tutto questo però fa male e minaccia la sostenibilità ambientale delle nostre organizzazioni.

La missione di Tessa nel contribuire ulteriormente alla causa della salvaguardia del pianeta, è aiutare le persone e le organizzazioni a fare la raccolta differenziata anche delle proprie dinamiche relazionali: riconoscendo e separando la tipologia dei diversi materiali che compongono le relazioni interpersonali e interfunzionali, per creare aziende rispettose delle proprie risorse, anch’esse esauribili ed ecosistemi fragili proprio come quelle naturali.

In questa settimana così densa di richiami all’agire responsabilmente nei confronti del nostro Pianeta, l’appello che lanciamo è includere in questo rinnovamento dei costumi, anche lo sviluppo di relazioni a basso impatto ambientale.

Diventiamo persone più attente e consapevoli di ciò che immettiamo nell’ambiente quando ci manifestiamo nell’incontro con gli altri e con noi stessi. Sì, impegniamoci ad essere più green, ma aggiungendo a quel colore anche una tonalità in più. L’acquamarina.